IL CALCIO DI ANDREAZZOLI: “NON CONTA L’ETÀ, CHI HA I CAPELLI BIANCHI È ANCORA IL TOP”
Francesco Fontana - 20/10/2025
Il tecnico toscano, classe ‘53: “No al calcio dei ricchi, conta la passione: ho ancora voglia di allenare. In questi anni i migliori sono stati i ‘vecchietti’, la gavetta conta. Gasperini ha fatto la storia, tra i giovani mi piace Fabregas”
Un paio di concetti, in particolare, fanno capire molto del personaggio: “Non andrei mai in Arabia, in Egitto, in Qatar e in Paesi del genere. Nessun pregiudizio, ci mancherebbe: il calcio è universale. Semplicemente, amo casa mia. Il denaro? Ci sono cose più importanti”. Questo è Aurelio Andreazzoli, un “maestro” con 254 panchine da professionista, 99 in Serie A tra Roma, Empoli e Genoa. Un signore del calcio che il 5 novembre compirà 72 anni: “Ma sono in forma, fisicamente faccio anche troppo: tennis, padel, trekking, mountain bike… Vivo in un posto meraviglioso: abbiamo le Alpi Apuane, il mare è a soli 45’ di auto. Mi sto godendo la vita e la famiglia: sto bene e tocco ferro”. Sempre, però, con il richiamo del campo: “Se dovesse presentarsi una bella opportunità, senza allontanarmi troppo, sarei pronto”.
Andreazzoli, la voglia c’è ancora.
“Mi mancano il campo e il contatto con la squadra, l’adrenalina dell’essere messo in discussione. Ho ancora voglia di allenare: mi sto godendo la vita. Aspetto una chiamata, ma senza ansia”.
Evidentemente, dall’Italia.
“Ho rifiutato alcune proposte dall’estero, specialmente da quei campionati che oggi definiscono ‘ricchi’: i soldi non sono tutto. Grazie a Dio ne ho a sufficienza, conta la passione. E ho bisogno di esprimermi parlando la stessa lingua dei calciatori. Ho una certa età, non mi interessa andare in giro per il mondo”.
Intanto, osserva il campionato.
“E giunti all’ultima sosta, dopo sei giornate, non c’è stato alcun esonero: un dato forse unico, di certo positivo”.
Le proprietà, magari, iniziano a intendere diversamente il vostro ruolo.
“Cambiare subito significherebbe ammettere che le valutazioni fatte in estate sono state sbagliate. Un dirigente serio si domanderebbe: ‘Avrò scelto bene? In caso contrario, la colpa è mia?’. L’allenatore non deve essere il capro espiatorio, un dettaglio non può cambiare il mondo: il risultato è figlio di tantissimi aspetti, anche minimi”.
I risultati, intanto, li sta raccogliendo la Roma.
“Non sono sorpreso, già con Ranieri aveva iniziato a viaggiare forte: i valori, che c’erano anche prima, stanno emergendo”.
Quanto manca per ammirare il calcio di Gasperini?
“La sua Atalanta era uno spettacolo. Gian Piero ha cambiato la storia della società e del calcio italiano, ha tracciato un solco e lasciato il segno: non ha copiato nessuno, ora sono gli altri a copiare lui. Inoltre, a Roma c’è un entusiasmo incredibile, che conosco bene. Pure questo inciderà per il raggiungimento degli obiettivi”.
Dall’altra parte c’è una Lazio che è partita male.
“Non dimentichiamo che non ha potuto fare mercato, è stato un handicap: è ancora presto per dare un giudizio. Anche la Fiorentina ha incontrato subito delle difficoltà, ma uscirà velocemente da questa situazione”.
Le attuali prime sei della classifica saranno quelle che vedremo anche al 90’ della 38a giornata?
“Credo proprio di sì”.
Incuriosito da alcuni giovani colleghi?
“Da Cuesta del Parma, per esempio, ma scelgo Fabregas: ha fatto benissimo l’anno scorso ed è ripartito da basi solide. Lui e il Como hanno le idee chiare, inoltre tutto è supportato da un potere economico di alto livello”.
Solita domanda, risposta che sembra quasi impossibile: cosa manca al calcio italiano?
“Non voglio parlare di politica sportiva, non mi riguarda. Da osservatore noto la presenza di tanti stranieri, sia nelle grandi sia nelle medio-piccole: le percentuali di italiani nelle rose sono basse, certi dati fanno riflettere. Non ci sono i talenti? Non è vero e penso alle varie Nazionali giovanili: negli anni hanno ottenuti ottimi risultati. Se poi i ragazzi non hanno la possibilità di giocare in Prima Squadra ci saranno altri motivi. E qui mi fermo”.
In Under-21 c’è un tecnico che conosce bene.
“Il rapporto con Baldini è da fratelli: entrambi di Massa, siamo cresciuti insieme e insieme abbiamo sostenuto il primo corso da allenatore, eravamo dei ragazzotti che partivano dalla Prima Categoria. Il mio giudizio su Silvio non può che essere positivo: spero riesca a ottenere il massimo dal gruppo in base, anche, alle proprie caratteristiche. Perché ci sono anche queste, le peculiarità di chi c’è in panchina: a volte lo dimentichiamo”.
Come giudica la scelta di puntare su Gattuso?
“La Federazione avrà fatto ogni tipo di valutazione. Il valore di Rino come allenatore, però, non può dipendere solo dalla qualificazione al Mondiale”.
Con Spalletti cosa non ha funzionato?
“Luciano è un amico e gli voglio bene, ma non so rispondere. Di recente ha spiegato che, se avesse la possibilità di tornare indietro, si comporterebbe in modo diverso. Un allenatore può essere bravissimo, ma le sue capacità e conoscenze possono dipendere da vari aspetti”.
Per lei una carriera lunghissima, con tanta gavetta: quanto è orgoglioso del percorso?
“Per me è la cosa più importante, i risultati vengono dopo: mi manca un tesseramento in Terza Categoria e poi ho tutto (ride, ndr). Scherzi a parte, sono felice: a volte mi considerano un ‘maestro’, mi piacerebbe esserlo veramente. Pure a 71 anni, anche se a volte nel calcio alcune banalità continuano ad avere troppo peso. Un esempio? L’età. Chi può dire che un allenatore di 30 anni sia più bravo di un settantenne?”.
Certi risultati confermano questo pensiero.
“Ultimamente chi sono stati i migliori in Europa? Qualche nome: Ancelotti con il Real Madrid, Gasperini con l’Atalanta, Ranieri con la Roma, Spalletti con il Napoli… E nelle categorie inferiori? In Serie C cito proprio Baldini. La ‘gavetta’ serve: quando si tratta di prendere decisioni che pesano, ai piani alti dovrebbero essere lucidi non considerando certi pregiudizi. Come l’età, appunto”.








