Mondiale 2026, l’Inghilterra ci crede davvero: it’s coming home? I numeri di Kane e Bellingham alimentano il sogno
I Tre Leoni raggiungono i quarti dopo il sofferto successo all’Azteca contro il Messico e trovano la Norvegia di Haaland. Un tabellone sulla carta agevole, l’esperienza di Tuchel e due fuoriclasse in stato di grazia fanno sognare un Paese che aspetta il Mondiale dal 1966.
L’Inghilterra continua a vincere, soffrire e sognare. Il successo per 3-2 contro il Messico negli ottavi di finale, arrivato nonostante oltre mezz’ora in inferiorità numerica per l’espulsione di Jarell Quansah al 54′, ha confermato il carattere della nazionale di Thomas Tuchel. Adesso, però, arriva il primo vero spartiacque: ai quarti ci sarà la Norvegia di Erling Haaland, reduce dalla sorprendente eliminazione del Brasile. Dall’altra parte del tabellone, invece, Francia e Spagna potranno incrociare i Tre Leoni soltanto nell’eventuale finale. Un percorso che, almeno sulla carta, lascia aperta la porta verso un sogno che in Inghilterra rincorrono da sessant’anni: riportare a casa la Coppa del Mondo.
Un tabellone che può sorridere ai Tre Leoni
Quello contro il Messico è stato un successo pesantissimo anche dal punto di vista storico. L’Inghilterra ha raggiunto l’undicesimo quarto di finale della propria storia ai Mondiali: meglio hanno fatto soltanto Brasile (15) e Germania (14). È stata una prova di maturità, costruita con il cinismo delle grandi squadre. Il 33.2% di possesso palla rappresenta il dato più basso per gli inglesi in una gara iridata dal 1966, anno di inizio raccolta di questo dato, mentre le 48 respinte difensive sono il massimo registrato in una partita del torneo dal 1990 (quando ne effettuò 54 contro il Belgio). Numeri che raccontano una squadra capace anche di soffrire per portare a casa il risultato.
Ora l’ostacolo si chiama Haaland, ma l’eventuale semifinale potrebbe vedere come principale candidata l’Argentina di Lionel Messi, impegnata prima contro l’Egitto e poi, in caso di qualificazione, con la vincente di Svizzera-Colombia. Francia e Spagna, considerate tra le grandi favorite, restano invece dall’altra parte del tabellone. Dopo due finali europee perse consecutivamente, contro l’Italia nel 2021 e contro la Spagna nel 2024, oltre all’eliminazione ai quarti del Mondiale 2022 contro la Francia poi finalista, questa potrebbe davvero essere l’edizione della definitiva consacrazione.
Molto del merito va anche a Thomas Tuchel. Il tecnico tedesco ha portato esperienza internazionale e una mentalità vincente costruita in oltre dieci trofei conquistati con i club, tra cui una Champions League e un Mondiale per Club. La sua Inghilterra sa adattarsi alle partite, alternando qualità e pragmatismo nei momenti decisivi.
Kane e Bellingham, i leader della corsa al titolo

Se l’Inghilterra può sognare, gran parte del merito è della coppia formata da Harry Kane e Jude Bellingham. Il capitano inglese vive la stagione più prolifica della sua carriera: sono già 73 i gol realizzati tra club e nazionale nel 2025/26. Al Mondiale è arrivato a quota sei reti, diventando il miglior marcatore inglese nella storia della competizione con 14 gol complessivi, superando Gary Lineker (10). È inoltre soltanto il terzo giocatore dei Tre Leoni a segnare almeno sei reti in una singola grande competizione internazionale, dopo Lineker nel 1986 e sé stesso nel 2018. Impressionante anche il record dei sei gol su rigore ai Mondiali, due in più di qualsiasi altro giocatore nella storia del torneo. Accanto a lui è definitivamente sbocciato Jude Bellingham. Se negli ultimi mesi era stato spesso etichettato come un talento dal carattere spigoloso, in nazionale ha mostrato il volto del leader. La doppietta nel primo tempo contro il Messico, con due reti segnate in appena 98 secondi, ha spezzato una partita complicatissima e portato il suo bottino a quattro gol in questa edizione, dopo quelli contro Croazia e Panama nella fase a gironi. Il centrocampista inglese è già tra i migliori marcatori della storia dell’Inghilterra ai Mondiali con cinque reti complessive e continua a riscrivere i record di precocità. Contro il Ghana, nella fase a gironi, a 22 anni e 359 giorni è infatti diventato il più giovane calciatore a raggiungere le 50 presenze con la nazionale inglese. Insieme a Kane rappresenta a tutti gli effetti il volto di una squadra che, forse come mai negli ultimi anni, sembra avere davvero tutto per “riportare il calcio a casa”.







