MotoGP 2026, top e flop: chi ha sorpreso e chi ha deluso le aspettative ad oggi
Aprilia davanti a Ducati, Martin e Marquez al vertice, la crescita di Ogura. Dall’altra parte la rivoluzione ancora incompiuta di Yamaha e soprattutto la profonda crisi di Bagnaia. La MotoGP 2026 sta riscrivendo valori e gerarchie.
La MotoGP non aspetta nessuno. Campioni del Mondo, Case che hanno scritto la storia del motociclismo, giovani fenomeni annunciati e progetti tecnici milionari partono ogni stagione con obiettivi precisi. Poi si accende il semaforo e la pista riscrive le gerarchie.
Il 2026 ne è un esempio perfetto.
A nove round dalla conclusione, Jorge Martin guida il Mondiale davanti a Marc Marquez e Marco Bezzecchi, racchiusi in appena 24 punti. Ma alle loro spalle la fotografia è ancora più interessante: Aprilia precede Ducati nel campionato Costruttori, Ai Ogura è diventato una realtà delle posizioni di vertice, mentre Francesco Bagnaia e Yamaha stanno vivendo stagioni lontanissime dalle aspettative.
Ma attenzione: top e flop non significano necessariamente primi e ultimi.
Il nostro criterio è differente.
Conta la distanza tra ciò che un pilota o un Costruttore avrebbe dovuto rappresentare e ciò che realmente sta mostrando in pista. Una Honda ancora lontana dalla vetta può quindi meritare una valutazione positiva se sta finalmente crescendo; allo stesso modo, un pluricampione capace comunque di salire sul podio può rappresentare una delle maggiori delusioni se dispone del materiale e dell’esperienza necessari per lottare per ben altri obiettivi.
“In MotoGP il blasone dura fino al semaforo: dopo, parlano cronometro, risultati e capacità di trasformare il potenziale in prestazione.”
Top: Aprilia, da alternativa a nuovo riferimento
“Quando piloti diversi riescono ad andare forte sulla stessa moto, non è più una sorpresa: è un progetto che funziona.”

Probabilmente è questa la storia tecnica più importante della stagione.
Aprilia non è più semplicemente la Casa capace di inserirsi occasionalmente nella lotta contro Ducati. La RS-GP è diventata una moto in grado di essere competitiva con piloti differenti, team differenti e su circuiti dalle caratteristiche molto diverse.
Il dato più eloquente arriva dalla classifica Costruttori: dopo Aragón, Aprilia è davanti a Ducati.
Ma sono soprattutto i piloti a raccontare quanto sia cresciuto il progetto di Noale.
Jorge Martin guida il Mondiale. Marco Bezzecchi è pienamente coinvolto nella corsa al titolo. Le Trackhouse riescono a frequentare con continuità posizioni che fino a qualche stagione fa sembravano riservate quasi esclusivamente ai team ufficiali.
Questo è probabilmente l’elemento più importante.
Quando una moto funziona soltanto con un pilota eccezionale, resta sempre il dubbio che sia soprattutto quell’uomo a mascherarne i limiti. Quando invece piloti diversi riescono a trovare competitività sulla stessa base tecnica, significa che il progetto ha raggiunto una maturità differente.
Ed è esattamente ciò che sta accadendo ad Aprilia.
I numeri della sfida costruttori

| COSTRUTTORE | PUNTI |
| Aprilia | 390 |
| Ducati | 375 |
| KTM | 231 |
| Honda | 129 |
| Yamaha | 78 |
Aprilia ha 15 punti di vantaggio su Ducati e ben 159 su KTM.
Numeri difficilmente immaginabili soltanto qualche stagione fa.
“Aprilia non è più la sorpresa della MotoGP. La sorpresa, oggi, sarebbe non considerarla una delle moto da battere.”
Top: Jorge Martin, cambiare moto senza perdere se stessi
“Il vero salto di qualità non è stato diventare più veloce: è stato capire quando non serve esserlo.”

Cambiare Casa dopo essere diventati Campioni del Mondo significa affrontare uno dei passaggi più difficili nella carriera di un pilota.
Jorge Martin lo ha fatto passando dalla Ducati all’Aprilia.
E oggi guida nuovamente il Mondiale.
Il dato sarebbe già sufficiente per comprendere la portata della sua stagione, ma dietro alla classifica c’è qualcosa di ancora più significativo.
Martin è riuscito a trasferire sulla RS-GP molte delle caratteristiche che lo avevano portato al titolo: velocità pura, aggressività, capacità di essere immediatamente competitivo e soprattutto quella maturità nella gestione del campionato che rappresenta probabilmente la più importante evoluzione della sua carriera.
Il Martin attuale non sembra più avere bisogno di dimostrare di poter vincere ogni singola gara.
Ha imparato che un quinto posto può essere infinitamente più prezioso di una caduta mentre si cerca disperatamente una vittoria.
Lo aveva già dimostrato nel 2024.
E questa capacità potrebbe rivelarsi ancora una volta decisiva.
Dopo Aragón Martin è primo con 256 punti. Marc Marquez lo segue a 237, Bezzecchi a 232.
Il Mondiale è apertissimo.
Ma il numero 89 è ancora davanti a tutti.
Flop: Bagnaia, una crisi che non può più essere spiegata soltanto con il grip
“Quando la ricerca del setup dura per mesi e gli altri continuano a essere competitivi, trovare la soluzione diventa parte del lavoro del pilota.”

Francesco Bagnaia è, nella nostra lettura, la più grande delusione della MotoGP 2026.
I risultati basterebbero già a giustificare il giudizio. Ma è soprattutto ciò che sta accadendo intorno a quei risultati a rendere la sua stagione particolarmente significativa.
Da tempo Pecco parla di feeling, grip al posteriore e difficoltà nel riuscire a guidare la GP26 come vorrebbe. Sono sensazioni reali, che nessuno dall’esterno può contestare a un pilota.
Ma continuare a fermarsi alla spiegazione tecnica rischia ormai di diventare riduttivo.
Perché il setup non è qualcosa che Ducati consegna al pilota insieme alla moto.
È il risultato di un lavoro continuo nel quale la sensibilità del pilota è determinante: deve capire ciò che sente, individuare dove nasce il problema, comunicarlo ai tecnici e, insieme a loro, trasformare quelle indicazioni in regolazioni capaci di produrre prestazione. Ed è esattamente qui che Bagnaia, oggi, sembra non riuscire più a concretizzare.
La moto è solo il punto di partenza
“Due moto tecnicamente equivalenti possono diventare profondamente diverse quando iniziano a lavorare pilota e box.”

Le Ducati della medesima specifica tecnica partono dalla stessa base. Esistono naturalmente differenze fra moto ufficiali e clienti e fra specifiche di annate differenti, ma a parità di materiale è soprattutto il lavoro di pilota e squadra a trasformare quella base nella moto da portare in pista.
Ed è qui che entra in gioco la sensibilità.
Marc Marquez costruisce il proprio setup.
Alex Marquez cerca il proprio.
Di Giannantonio fa altrettanto.
Bagnaia deve fare lo stesso.
Due Desmosedici tecnicamente equivalenti possono assumere comportamenti molto differenti attraverso geometrie, sospensioni, altezze, distribuzione dei carichi, elettronica e tutte le regolazioni che costituiscono il setup di un prototipo MotoGP.
Non esiste quindi alcuna contraddizione nel fatto che Bagnaia possa realmente percepire una mancanza di grip mentre un altro pilota Ducati riesce a essere competitivo.
Ma questo non può trasformarsi automaticamente in un’attenuante.
Al contrario.
Trovare il proprio setup fa parte del mestiere.
Se Pecco non riesce a trovare una configurazione capace di restituirgli fiducia, oppure non riesce a trasformare con sufficiente efficacia le proprie sensazioni nelle indicazioni necessarie ai tecnici per costruirla, anche questa difficoltà diventa parte integrante della prestazione del pilota.
“Il setup non è una scusa e non è una colpa della moto: è uno dei terreni sui quali si misura la capacità di un pilota di costruire la propria velocità.”
Marquez e la perdita delle certezze
“Marc non ha tolto nulla a Bagnaia. È semplicemente arrivato ed è andato forte.”

È impossibile, secondo noi, separare completamente questa situazione dall’arrivo di Marc Marquez.
Non perché Marquez abbia portato via qualcosa a Bagnaia.
Non perché Ducati abbia improvvisamente smesso di lavorare per Pecco.
E certamente non perché esista qualche strategia per mettere in difficoltà un proprio pilota.
La questione è molto più semplice.
Marc è arrivato. Ed è andato forte.
Per anni Bagnaia è stato il riferimento tecnico e sportivo della Ducati. Ha contribuito allo sviluppo della Desmosedici, ha riportato il Mondiale piloti a Borgo Panigale e ha costruito intorno a quella moto un’enorme quantità di certezze.
Poi dall’altra parte del box è arrivato uno dei più grandi talenti dell’era moderna.
Il metro di paragone è cambiato improvvisamente.
Quando il tuo compagno riesce a trovare velocità e tu continui a cercare il feeling, ogni problema diventa più grande. Ogni venerdì difficile pesa maggiormente. Ogni modifica che non funziona aggiunge un dubbio.
E quando i dubbi iniziano ad accumularsi, anche ciò che prima veniva naturale può diventare complicato.
Le dichiarazioni dello stesso Bagnaia raccontano ormai una situazione che appare ben più profonda della ricerca di qualche decimo.
Per noi è il segnale più evidente di una profonda crisi di fiducia e autostima sportiva.
Non significa che Bagnaia abbia improvvisamente dimenticato come si guida una MotoGP.
Significa che oggi non riesce più a trasformare con continuità il proprio enorme bagaglio tecnico e velocistico in prestazione.
“Marc Marquez non ha tolto la velocità a Bagnaia. Ma il confronto con Marc sembra avergli tolto progressivamente molte delle certezze con cui quella velocità riusciva a esprimerla.”
Basta complotti: le immagini raccontano la gara
“Il problema non è ciò che mostrano le telecamere. È ciò che sta accadendo davanti alle telecamere.”

Attorno alla crisi di Bagnaia si è sviluppato nel frattempo un fenomeno quasi parallelo.
Dopo ogni weekend difficile tornano puntualmente, soprattutto sui social e negli ambienti più schierati del tifo, accuse verso la regia televisiva e i media: Pecco verrebbe mostrato troppo spesso mentre cade, quando si trova nelle retrovie o nei momenti di maggiore difficoltà.
È una narrativa che non ci convince.
Se un due volte Campione del Mondo, sulla Ducati ufficiale, si trova nelle retrovie mentre il compagno lotta per vincere, quella è una notizia.
Se cade, la caduta viene mostrata.
Se attraversa uno dei periodi più difficili della propria carriera, le telecamere inevitabilmente lo cercano.
Accadrebbe a Marquez, Acosta, Quartararo o a qualsiasi altro grande protagonista della categoria.
Trasformare ogni replay o ogni inquadratura di Bagnaia in difficoltà nella prova di un trattamento ostile significa soprattutto spostare l’attenzione dal problema.
Che non è la telecamera.
È ciò che la telecamera sta mostrando.
“Non è la regia televisiva a mettere Bagnaia nelle retrovie: la regia può soltanto raccontare che Bagnaia, oggi, è nelle retrovie.”
Gli 11 Gran Premi che non bastarono
“Vincere più di tutti non significa necessariamente essere il migliore nell’arco di un Mondiale.”

In questo quadro assumono un significato particolare le recentissime parole di Gigi Dall’Igna.
Parlando della corsa al titolo 2026, il direttore generale di Ducati Corse ha ricordato come non sia necessario vincere undici Gran Premi per diventare Campione del Mondo: servono costanza, capacità di ragionare e soprattutto bisogna evitare gli zeri.
Dall’Igna non ha detto esplicitamente che il riferimento fosse Bagnaia.
Ma il collegamento con il 2024 è inevitabile.
Bagnaia vinse 11 Gran Premi.
Jorge Martin ne vinse 3.
Campione del Mondo: Jorge Martin.
È uno dei dati più sorprendenti della MotoGP recente e, nella nostra lettura, racconta perfettamente una caratteristica di Bagnaia che il numero delle vittorie rischia talvolta di nascondere.
Pecco può essere straordinariamente veloce.
Quando moto, setup, fiducia e condizioni si allineano, può diventare difficilissimo da battere.
Ma un Mondiale non è composto soltanto dalle domeniche perfette.
Martin nel 2024 comprese una cosa fondamentale: quando non puoi vincere, devi comunque portare a casa il massimo possibile.
Bagnaia vinse quasi quattro volte le gare di Martin.
E perse il Mondiale.
“La velocità ti fa vincere una gara. La capacità di accettare una giornata imperfetta può farti vincere un Mondiale.”
Due Mondiali meritati, ma non dominati
“Vincere un titolo e dominare una stagione non sono necessariamente la stessa cosa.”

Restano naturalmente i due Mondiali di Bagnaia.
E nessuno può toglierglieli.
Vincere un Campionato del Mondo MotoGP significa prevalere per una stagione su alcuni dei motociclisti più forti del pianeta. Farlo due volte significa entrare nella storia di questo sport.
Ma valutare un pilota significa anche contestualizzare i risultati.
Bagnaia ha conquistato i Mondiali 2022 e 2023 nel periodo di massima superiorità tecnica Ducati e mentre Marc Marquez, il riferimento assoluto della generazione precedente, era stato prima fermato dagli infortuni e successivamente limitato da una Honda ormai lontanissima dalla migliore moto della griglia.
Nel 2022 il titolo arrivò soltanto all’ultima gara di Valencia, dopo una rimonta straordinaria.
Nel 2023 accadde nuovamente: Mondiale deciso all’ultimo appuntamento, questa volta contro Jorge Martin su una Ducati satellite.
Due Mondiali meritati.
Ma due Mondiali non dominati.
È una distinzione importante.
Perché oggi, quando Bagnaia si trova a condividere squadra e materiale con un pilota del calibro di Marc Marquez, possiamo osservarne il valore attraverso un parametro completamente differente.
Bagnaia: i numeri di una parabola

| STAGIONE | RISULTATO |
| 2022 | Campione del Mondo – 7 vittorie, titolo deciso a Valencia |
| 2023 | Campione del Mondo – 7 vittorie, titolo deciso a Valencia |
| 2024 | Vicecampione – 11 vittorie, Mondiale perso contro Martin |
| 2025 | 5° nel Mondiale – 288 punti, 2 vittorie e 8 podi |
| 2026 | 8° dopo Aragón – 143 punti, 0 vittorie e 4 podi |
Il 2025 rende la sequenza ancora più interessante.
Non stiamo osservando una difficoltà comparsa improvvisamente con la GP26.
Nel 2024 Bagnaia possedeva ancora una velocità assoluta impressionante: undici vittorie, ma troppi errori per conquistare il Mondiale.
Nel 2025 arriva Marc Marquez nel team ufficiale Ducati.
E i numeri cambiano drasticamente.
Dalle undici vittorie del 2024 si passa alle due del 2025, dal secondo al quinto posto nel Mondiale.
Nel 2026, almeno fino ad Aragón, il deterioramento continua: nessuna vittoria e ottava posizione.
IL CROLLO IN TRE STAGIONI
- 2024: 11 vittorie → 2° nel Mondiale
- 2025: 2 vittorie → 5° nel Mondiale
- 2026: 0 vittorie → 8° dopo Aragón
Undici.
Due.
Zero.
Secondo.
Quinto.
Ottavo.
I numeri da soli non spiegano perché stia accadendo.
Ma rendono sempre più difficile parlare di una semplice parentesi negativa.
A questa sequenza ne aggiungeremmo idealmente un’altra che nessuna telemetria può misurare:
la fiducia.
Ed è forse quella la statistica che oggi manca maggiormente a Bagnaia.
Il talento non è scomparso.
Le certezze, almeno per ora, sì.
Talenti assoluti e grandissimi piloti: non è la stessa cosa
“Tutti i piloti MotoGP sono fenomeni. Ma anche tra i fenomeni esistono livelli differenti.”

Qui entriamo inevitabilmente nel campo dell’opinione.
Ma è una distinzione che il motociclismo ha sempre conosciuto.
Arrivare a occupare una delle pochissime selle della MotoGP significa appartenere a un’élite praticamente irraggiungibile.
Eppure anche all’interno dell’élite esistono livelli differenti.
Ci sono grandissimi piloti.
E poi, molto raramente, compaiono quelli che potremmo definire talenti assoluti.
Piloti che sembrano possedere la capacità di creare prestazione anche quando intorno a loro non esistono condizioni perfette. Quelli che spesso portano una moto dove gli altri piloti della stessa marca non riescono ad arrivare. Quelli che sembrano adattarsi al limite anziché aspettare che sia il limite ad adattarsi a loro.
LA NOSTRA LETTURA
TALENTI PURI
- Marc Marquez – il riferimento assoluto della propria generazione
- Pedro Acosta – capacità già evidente di andare oltre il potenziale apparente della KTM
- Fabio Quartararo – più volte capace di portare la Yamaha dove le altre M1 non arrivano
- Jorge Martin – sempre più vicino, se non ormai definitivamente appartenente, a questa categoria
GRANDISSIMI PILOTI
- Francesco Bagnaia
- Marco Bezzecchi
- Fabio Di Giannantonio
- Franco Morbidelli
- e altri protagonisti della griglia capaci di vincere e, nelle condizioni giuste, lottare ai massimi livelli
Non è una diminutio.
Bagnaia appartiene comunque all’élite mondiale e i suoi due titoli sono lì a dimostrarlo.
Ma nella nostra valutazione Marquez, Quartararo e Acosta possiedono qualcosa di differente: quella capacità difficilmente quantificabile di far sembrare possibile qualcosa che, osservando gli altri sulla stessa moto, non dovrebbe esserlo.
Martin rappresenta forse il caso più interessante.
Ha conquistato il Mondiale con Pramac e, cambiando completamente progetto per passare ad Aprilia, è riuscito nuovamente a diventare il riferimento del campionato.
Se cercavamo una prova della capacità di un pilota di essere veloce fuori dalla propria comfort zone, difficilmente potremmo trovarne una migliore.
Top: Marc Marquez, il Campione che non accetta di essere fuori dai giochi
“Può sbagliare, cadere e perdere terreno. La differenza è che difficilmente accetta che quello diventi il suo nuovo limite.”

Se l’arrivo di Marquez ha contribuito a cambiare gli equilibri interni Ducati, la sua stagione racconta contemporaneamente qualcosa del pilota.
A un certo punto del campionato Marc sembrava quasi fuori dalla corsa al titolo.
Poi è iniziata la rimonta.
Ad Aragón ha conquistato il massimo possibile, vincendo Sprint e Gran Premio e riportandosi a soli 19 punti da Martin.
Dopo Aragón è secondo nel Mondiale.
Ed è proprio questa capacità di modificare l’inerzia di una stagione a rappresentare, secondo noi, una delle caratteristiche che separano Marquez dalla maggior parte degli altri piloti.
Non ha bisogno che il campionato segua necessariamente la sceneggiatura prevista.
Può sbagliare.
Può cadere.
Può attraversare un periodo difficile.
Ma raramente dà la sensazione di accettare che quella difficoltà rappresenti la nuova normalità.
Cerca un’altra strada.
E molto spesso la trova.
“Marquez non è imbattibile. La differenza è che anche quando sembra battuto continua a comportarsi come se il limite fosse ancora da trovare.”
Top: Ai Ogura, la sorpresa che non è più una sorpresa
“Essere davanti per qualche gara è una sorpresa. Continuare a esserci significa diventare una realtà.”

Forse il nome meno prevedibile fra quelli che frequentano le zone nobili della classifica è quello di Ai Ogura.
Il giapponese della Trackhouse Aprilia ha trasformato quella che inizialmente poteva sembrare una serie di ottimi risultati in qualcosa di molto più consistente.
Dopo Aragón è quinto nel Mondiale con 203 punti, appena 53 dietro Martin.
A questo punto non possiamo più considerarlo semplicemente un pilota che raccoglie ciò che lasciano gli altri.
Ogura sta andando forte.
E lo sta facendo con una Aprilia satellite, contribuendo ulteriormente a certificare la qualità raggiunta dalla RS-GP.
Il suo rendimento è importante anche per un altro motivo.
Se Martin e Bezzecchi fossero gli unici piloti Aprilia capaci di stare davanti, potremmo attribuire una parte consistente dei risultati alla qualità individuale dei due ufficiali.
La competitività di Ogura rafforza invece la sensazione che sia l’intero progetto RS-GP ad avere compiuto un salto.
La sorpresa sarebbe stata vederlo lassù per due gare.
Continuare a trovarcelo significa iniziare a considerarlo una realtà.
Flop: Yamaha, una rivoluzione che per ora non ha prodotto la svolta
“Cambiare tutto richiede tempo. Ma il cronometro non concede periodi di prova.”

Il 2026 doveva rappresentare l’inizio di una nuova era.
Dopo decenni legati al quattro cilindri in linea, Yamaha ha compiuto una scelta storica introducendo una YZR-M1 con motore V4.
Una rivoluzione tecnica.
E, almeno per ora, una rivoluzione incompiuta.
Yamaha è ultima nella classifica Costruttori con 78 punti, dietro anche alla Honda.
Il V4 doveva consentire alla M1 di recuperare alcuni dei limiti che avevano progressivamente allontanato Yamaha dalle migliori: accelerazione, comportamento in frenata, capacità di sfruttare aerodinamica e dispositivi moderni e, più in generale, una piattaforma maggiormente compatibile con la MotoGP contemporanea.
Ma cambiare architettura del motore significa praticamente ripensare una moto.
Distribuzione dei pesi, telaio, aerodinamica, elettronica, erogazione: tutto deve essere ricostruito intorno al nuovo propulsore.
Per questo sarebbe prematuro parlare di progetto fallito.
Ma sarebbe altrettanto sbagliato nascondersi continuamente dietro la parola “sviluppo”.
Il cronometro giudica ciò che esiste oggi.
E oggi Yamaha è ultima.
Quartararo: quando il pilota sembra migliore della sua classifica
“A volte bisogna guardare meno la posizione di un pilota e più quella di chi guida la stessa moto.”

Fabio Quartararo merita un discorso differente.
I numeri del 2026 sono durissimi, ma inserirlo semplicemente fra i flop sarebbe, secondo noi, sbagliato.
Quartararo è proprio uno degli esempi che utilizziamo quando parliamo di talento assoluto.
Per anni è riuscito a portare la Yamaha in posizioni che il rendimento complessivo delle altre M1 rendeva difficili da spiegare esclusivamente attraverso la qualità della moto.
Ma anche il talento ha un limite.
Non può trasformare ogni weekend in un esercizio di sovraprestazione.
Se tutte le Yamaha faticano e un solo pilota riesce occasionalmente a portare la M1 molto più avanti, la domanda non dovrebbe essere soltanto perché quel pilota non vinca.
Dovrebbe essere anche:
dove sarebbe quella moto senza di lui?
Il passaggio di Quartararo alla Honda nel 2027 renderà questo confronto ancora più interessante.
Perché cambiando moto scopriremo anche quanto del Quartararo visto nelle ultime stagioni fosse realmente limitato dal mezzo.
“A volte il flop di un campione non è smettere di andare forte. È non avere più gli strumenti per dimostrarlo.”
KTM: troppo forte per essere un flop, troppo indietro per essere un top
“Il potenziale continua a esserci. È la trasformazione del potenziale in risultati che continua a mancare.”

KTM è probabilmente il caso più difficile da classificare.
La Casa austriaca è terza fra i Costruttori con 231 punti.
Non è un disastro.
Ma Aprilia ne ha 390.
Sono 159 punti di differenza.
E quando nel box hai Pedro Acosta, questa distanza pesa ancora di più.
Perché Acosta continua a mostrare quanto potenziale esista nel progetto. Ad Aragón ha chiuso secondo dietro a Marc Marquez e, in numerose occasioni, è sembrato capace di portare la RC16 oltre ciò che il rendimento complessivo KTM suggerirebbe.
Ed è proprio questo il problema.
Da anni KTM sembra essere sul punto di compiere il salto definitivo.
La moto è veloce.
Le risorse esistono.
Il talento in sella certamente non manca.
Ma quel salto continua a non arrivare.
IL BICCHIERE KTM
- 3ª nel Mondiale Costruttori
- 231 punti
- 159 punti di ritardo da Aprilia
- Acosta riferimento tecnico e sportivo
- competitività evidente su determinate piste
- continuità ancora insufficiente
- potenziale superiore ai risultati raccolti
Non la definiremmo un flop.
La definiremmo piuttosto un’occasione ancora incompiuta.
Honda: essere quarti può anche significare crescere
“La posizione in classifica conta. Ma conta anche capire da dove si è partiti.”

Guardando soltanto la classifica, Honda è quarta fra i Costruttori con 129 punti.
Per HRC, abituata per decenni a misurare le proprie stagioni attraverso vittorie e Mondiali, sarebbe difficile trovare qualcosa da festeggiare.
Ma top e flop, come abbiamo detto all’inizio, dipendono dalle aspettative e soprattutto dal punto di partenza.
Honda arrivava da anni estremamente difficili.
La RC213V aveva progressivamente perso competitività fino a trasformare quella che era stata la moto di riferimento dell’era Marquez in uno dei mezzi più problematici della griglia.
Nel 2026 alcuni segnali indicano finalmente una direzione differente.
La Honda resta distante da Aprilia e Ducati.
Ma sembra avere ricominciato a evolversi.
E la decisione di puntare su Fabio Quartararo per il 2027 indica chiaramente che HRC non intende accontentarsi di una lenta risalita.
Vuole tornare davanti.
Per questo non inseriamo Honda né fra i top né fra i flop.
La consideriamo un progetto finalmente in ricostruzione. E dopo gli ultimi anni, non è poco.
MotoGP 2026: la nostra pagella
| PROTAGONISTA | GIUDIZIO | PERCHÉ |
| Aprilia | TOP | Da inseguitrice a leader fra i Costruttori |
| Jorge Martin | TOP | Cambia moto e resta riferimento |
| Marc Marquez | TOP | Reagisce e torna pienamente nella corsa al titolo |
| Ai Ogura | TOP | Da sorpresa a presenza stabile davanti |
| Francesco Bagnaia | FLOP | Crisi tecnica, sportiva e soprattutto di fiducia |
| Yamaha | FLOP | Rivoluzione V4 ancora senza risultati |
| Fabio Quartararo | ASSOLTO | Risultati insufficienti, ma limiti soprattutto del pacchetto |
| KTM | RIMANDATA | Potenziale evidente, salto definitivo ancora assente |
| Honda | IN CRESCITA | Ancora lontana, ma finalmente nella direzione giusta |
Le gerarchie non sono più quelle di prima
“La MotoGP 2026 non sta semplicemente cambiando la classifica. Sta cambiando il valore che attribuiamo ai suoi protagonisti.”

Questa è probabilmente la fotografia più interessante della stagione.
Aprilia non deve più dimostrare di poter battere Ducati: lo sta facendo.
Martin sta dimostrando che il Mondiale conquistato con Pramac non dipendeva semplicemente dalla Desmosedici.
Marc Marquez dimostra ancora una volta che considerarlo fuori dai giochi prima della matematica è un esercizio pericoloso.
Ogura sta trasformando una sorpresa in una conferma.
Honda sembra finalmente avere trovato una direzione.
Yamaha ha avuto il coraggio di cancellare decenni di tradizione tecnica per ricominciare dal V4, ma per ora sta pagando duramente questa scelta.
KTM continua ad avere in Pedro Acosta qualcosa che assomiglia molto a un futuro Campione del Mondo, senza essere ancora riuscita a costruirgli intorno una moto altrettanto definitiva.
E poi c’è Francesco Bagnaia.
Probabilmente il caso più interessante di tutti.
Perché la sua crisi pone una domanda che va molto oltre il risultato di una singola stagione.
Quanto conta essere velocissimi quando tutto funziona, e quanto conta riuscire a costruire la propria velocità quando invece tutto smette di funzionare?
È forse proprio qui che passa quella sottilissima linea che separa i grandissimi piloti dai talenti assoluti.
Il resto del Mondiale potrebbe ancora cambiare molte delle valutazioni che abbiamo fatto.
Ed è proprio questo il bello.
Perché in MotoGP una gerarchia può sembrare definitiva la domenica sera.
E ricominciare a essere discussa il venerdì mattina successivo.
“Le classifiche stabiliscono chi è davanti. Ma per capire davvero il valore di un pilota bisogna osservare cosa riesce a fare quando non ha più tutte le certezze dalla propria parte.”






