Us Open, Alcaraz torna a New York: il re rientra dalla pausa più lunga
Il campione in carica torna in campo dopo oltre quattro mesi di stop per il problema al polso destro. E con Sinner assente, il torneo cambia volto.
Il 2026 del tennis arriva a Flushing Meadows con un protagonista in più e un numero uno in meno. Carlos Alcaraz ha scelto proprio lo US Open per rientrare dopo la pausa più lunga della sua carriera: l’ultimo match ATP risale al 14 aprile a Barcellona, prima che l’infortunio al polso destro lo costringesse a rinunciare a Madrid, Roma, Roland Garros, Queen’s, Wimbledon, Toronto e Cincinnati. Lo spagnolo, oggi numero 3 del mondo, difenderà il titolo conquistato un anno fa e lo farà in un torneo che, statisticamente, gli appartiene già.
Il torneo che ha cambiato la sua carriera
È proprio a Flushing Meadows che Alcaraz ha conquistato il primo Slam della carriera. Nel 2022, a 19 anni, ha superato Casper Ruud in finale e ha chiuso il torneo diventando il più giovane numero 1 nella storia del ranking ATP. È stato il primo grande manifesto della sua precocità: soltanto Pete Sampras, campione nel 1990 a 19 anni e 15 giorni, è stato più giovane di lui tra i vincitori dello US Open nell’era Open.

Tre anni dopo è arrivato il secondo titolo, questa volta in finale contro Jannik Sinner. Alcaraz ha quindi vinto entrambe le finali disputate a New York e si presenta all’edizione 2026 da campione in carica. Un successo gli permetterebbe di diventare il primo giocatore dal 2008, quando ci riuscì Roger Federer, a conquistare lo US Open in due edizioni consecutive.
Alcaraz e un record che dice tutto
Il dato che meglio descrive il rendimento dello spagnolo nel torneo è però la percentuale di vittorie. Alcaraz ha disputato 27 partite allo US Open, vincendone 24: l’88.8% rappresenta la miglior percentuale di successi nella storia dell’era Open tra i giocatori con almeno 10 incontri giocati.
Significa che New York non è soltanto il luogo del suo primo Major, ma anche uno dei tornei nei quali Alcaraz ha mostrato la maggiore continuità. E arriva alla vigilia del torneo con la possibilità di ampliare ulteriormente un record già straordinario.
Il rientro, però, cambia tutto
Il principale interrogativo non riguarda quindi il talento dello spagnolo, ma la sua condizione. Quattro mesi senza partite ufficiali rappresentano uno scenario completamente diverso rispetto alle precedenti partecipazioni a New York. Alcaraz dovrà ritrovare ritmo, intensità e soprattutto la fiducia nei movimenti del polso dopo un periodo nel quale la priorità è stata recuperare senza forzare.
Il problema è ancora più rilevante in uno Slam, dove un giocatore deve affrontare incontri al meglio dei cinque set e può arrivare a disputare sette partite in poco più di due settimane. Per questo i primi turni saranno fondamentali anche per capire quale Alcaraz sia realmente tornato in campo.
Un tabellone senza il numero uno
A rendere ancora più particolare questa edizione è l’assenza di Jannik Sinner. Per la prima volta dal 1999, il numero 1 del ranking ATP non sarà al via dello US Open: l’ultimo precedente risaliva a Pete Sampras, costretto a rinunciare nel 1999 per un problema alla schiena.

Il forfait di Sinner priva il torneo del campione in carica e del principale rivale di Alcaraz negli ultimi anni, ma aumenta inevitabilmente l’attenzione sullo spagnolo. Alexander Zverev, autore di 46 vittorie a livello ATP nel 2026, sarà invece la testa di serie numero uno del tabellone e il secondo tedesco della storia a occupare questo ruolo dopo Boris Becker nel 1991.
A New York la storia premia i campioni
Lo US Open resta inoltre uno Slam particolarmente difficile da conquistare per chi parte lontano dai vertici. Dal 1973, nessun giocatore fuori dalla top 20 ATP ha vinto il titolo e l’ultimo campione classificato fuori dalla top 10 è stato Marin Cilic, numero 16 nel 2014. Nessun qualificato o wildcard ha mai raggiunto la finale nell’era Open: il miglior risultato è la semifinale raggiunta da Jimmy Connors nel 1991 da wildcard.
Anche dominare fino in fondo è tutt’altro che scontato: lo US Open è l’unico Slam dell’era Open in cui nessun campione ha mai conquistato il titolo senza perdere almeno un set. Dal 2000, soltanto Nadal nel 2010 e Medvedev nel 2021 ne hanno ceduto appena uno.
In questo scenario Alcaraz riparte da un dato che nessuno può togliergli: a New York sa già come si vince. Ma questa volta il vero obiettivo sarà capire quanto velocemente riuscirà a tornare a essere il giocatore che, prima dell’infortunio, aveva abituato tutti a vedere in campo.





